Siti Archeologici

pubblicato 2021/02/10 15:49:00 GMT+2,

MUSEO di MEDMA

Via Filippo Medma

89025 Rosarno (RC)

Orari

Lunedì-Venerdì 9.00-17.00; Domenica e festivi 14.00-20.00

Situazione Emergenziale Aperture :

Chiuso temporaneamente (Covid-19)

Un’immensa distesa di ulivi ricopre l’area del parco archeologico dell’antica città magno greca di Medma, nel territorio di Rosarno. In questa cornice sorge il museo che racchiude gran parte dei reperti rinvenuti nella zona, testimoni silenti di un passato millenario.

L'abbondante messe di materiale archeologico rinvenuto nel sottosuolo rosarnese si riferisce a un arco di tempo che va dal VI al IV secolo a.C e consente di ricostruire il complesso delle attività artistiche e religiose della piccola polis. La maggior parte del materiale esposto nel museo proviene dagli scavi condotti all’inizio del XX secolo da Paolo Orsi.

Tra i reperti esposti nel museo spiccano i manufatti tipici della coroplastica medmea: statuette, fogge, busti e grandi maschere, plasmate con terracotta rosso-arancione e rosso-bruno. Oltre al copioso materiale fittile, anche le numerose fornaci rinvenute nell’area testimoniano una fiorente industria legata alla lavorazione della terracotta. Vi è poi una ricca collezione di oggetti votivi, principalmente dedicati al culto di Persefone e, tra i ritrovamenti bronzei, di particolare rilievo sono le phialai, coppe poco profonde utilizzate per le libagioni. 

 DEI TAURIANI

Contrada S. Fantino

89015 Palmi (RC)

Giorni e orari di apertura Aperto su prenotazione 

Contatti Tel. (+39) 0965 812255

Il Parco dei Taureani occupa la zona in cui anticamente sorgeva la città brettìa di Taurania, nel territorio di Palmi. Si tratta di una vasta area verde di straordinaria bellezza, che presenta resti di antichi insediamenti che si sono succeduti a partire dal secondo millennio a.C. e che costituiscono un patrimonio archeologico di notevole importanza. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce capanne di 4000 anni fa, impianti urbani della città - prima brettìa, poi romana - la casa del mosaico con minute tessere policrome, un santuario urbano, una strada romana, un edificio per spettacoli di forma circolare che si presume potesse contenere fino a 3000 spettatori e una Torre Spagnola risalente al XVI secolo. Inoltre, l'area conserva il luogo di culto cristiano più antico della Calabria: la Cripta di San Fantino. Il parco, con i suoi attuali tre ettari di estensione, occupa un pianoro posto in cima ad una rupe che domina l'ampia porzione di mare che si estende da Capo Vaticano fino alle Isole Eolie, testimoniando come l'antico abitato brettìo fosse stato costruito appositamente in un punto strategico per il controllo del territorio circostante. 

PORTO ORESTE

Portus Orestis in latino è una città che sarebbe esistita nella Calabria meridionale e che, la leggenda, ne attribuisce la sua fondazione ad Oreste. Gli storici localizzano la città nel territorio comunale di Palmi. La leggenda narra che, nel suo sbarco lungo le coste della Calabria, Oreste fondò una città ed un porto nella zona che attualmente è chiamata Rovaglioso. Difatti, nel XVI secolo, il monaco Tommaso Aceti nel suo libro "De Antiquitatae et situ Calabriae" riporta che <<non lontano dal fiume Metauro vi è porto Oreste, che gli abitanti della zona chiamano Roccaglioso>> (Rovaglioso). Il luogo di Rovaglioso era frequentato e molto noto fin dal primo secolo dell'era cristiana, anche se non vi sono ruderi nè altro che possano attestare l'esistenza di una città in tempi remoti. Pertanto, nei primi secoli dell'era cristiana, non dovette esistere che qualche villaggio il quale, forse transitoriamente tra il V secolo ed il VI secolo, godette di una residenza vescovile. 

Alcuni storici ipotizzano che il Porto di Oreste possa invece corrispondere al porto dell'antica città di Tauriana. La struttura si doveva trovare probabilmente più a nord di Rovaglioso, nella zona "La Scala", tra Pietrenere e Scinà. 

 OCCHIO di PELLARO

Non solo mare e vento, Pellaro è la capitale calabrese del kitesurf, ma è anche un sito archeologico di notevole prestigio per aver restituito numerose testimonianze di una ininterrotta frequentazione che va dal VI sec. A.C. alla tarda età imperiale.

La storia del parco archeologico Occhio di Pellaro inizia nel 1975, quando in occasione di alcuni scavi per la costruzione di un edificio furono rinvenute due tombe a camera databili tra il II - I secolo A.C. e altri reperti tra cui una moneta bronzea reggina. Gli scavi successivi permisero poi di riportare alla luce alcuni ambienti datati III - II secolo A.C. altre sepolture di età arcaica - incluse due urne cinerarie - e una fornace. L'attività archeologica ha permesso di appurare l'importante cambio di uso del luogo tra l'età arcaica e quella ellenistica, da necropoli a sito residenziale e artigianale, come testimoniato dalla presenza di una grande vasca pavimentata collegata alla lavorazione di laterizi.   

 MOTTA S.AGATA

Via Comunale S. Lorenzello, 137

89133 Reggio Calabria 

Giorni e orari di apertura 

Apertura su prenotazione 

Biglietti € 3,00 

Tel. (+39) 3478337830 - 3319052973

e-mail: valeriavara1@gmail.com

http://ww.prolocosansalvatore.rc.it

L'area archeologica di Motta Sant'Agata si trova sulle colline di Reggio Calabria, precisamente tra i borghi di Cataforio e San Salvatore, 400 m. s.l.m. Fu il complesso di difesa più importante dei dintorni di Reggio, secondo alcuni storici esistente già in epoca protostorica, ma fiorente a partire dall'epoca bizantina. Difficile stabilire esattamente quando e da chi fu fondata. Certo è, che grazie ad alcuni rinvenimenti archeologici - tombe, ceramiche e monete si è certi dell'esistenza di Sant'Agata sin dall'età greca e romana. Durante il medioevo, in seguito alle incursioni dei saraceni, fu rifugio contro le razzie degli arabi, che riuscirono ad impossessarsi della città intorno al 921 - 924 e nel 976 - 977. Poche notizie si hanno relativamente al periodo normanno e svevo, mentre da numerosi documenti sappiamo che nel periodo angioino fu immune al giogo feudale e godette dell'autonomia municipale sia dalla vicina Reggio che da altri feudi.

Il 5 febbraio del 1783 un terribile terremoto distrusse quasi completamente l'antica città.

Oggi, a distanza di quasi 250 anni, sui muri superstiti della chiesa di S. Basilio è ancora visibile un frammento di stemma nobiliare e, dietro un archivolto all'interno del tempio, altre tracce di affreschi. Della protopapale di San Nicola, conosciuta anche come la la Cattolica, si conservano invece i possenti muri perimetrali, l'abside, la cripta e numerose tombe poste al di sotto del pavimento. Alle sue spalle, nel punto più alto si ergeva il castello.

I MOSAICI DI CASIGNANA

Una villa romana nel cuore della Locride

S.S. 106 Km 82,000

89030 Casignana (RC)

Scoperta nel 1963, la villa di Casignana rappresenta un’importante testimonianza della ricchezza stilistica, architettonica e della raffinatezza artistica degli edifici nobiliari di epoca ellenistica. I piani pavimentali mosaicati, che rimandano stilisticamente a collegamenti con aree dell’Africa orientale quali l’odierna Tunisia e la Tripolitania, rappresentano un unicum sul territorio Calabrese.

La Villa di Casignana è stata costruita presumibilmente nel I sec. d.C. in una zona già frequentata in età greca e ha raggiunto il suo massimo splendore nel IV sec. d.C. Vista la ricchezza dei materiali, si ritiene che la Villa possa essere appartenuta ad una famiglia patrizia molto importante probabilmente legata all’attività vinicola. Questa ipotesi si basa anche sui molti frammenti di anfore romane ritrovate e alcune raffigurazioni presenti nei mosaici.

Il complesso termale della Villa rispecchia la classica architettura romana dove è presente un ambiente riscaldato (il calidarium) e un ambiente con temperatura più moderata (il tepidarium) che serviva a preparare il fisico all’ambiente più freddo (il frigidario). Tutti gli ambienti sono decorati con mosaici: quelli più antichi utilizzano tessere bianche e verdi mentre, quelli più recenti sono policromi e impiegano tessere più piccole. La ricchezza della villa è data anche da un ambiente rettangolare e dall’utilizzo di intarsi marmorei. Anche le pareti erano rivestite con marmo proveniente dalle lontane regioni dell’impero romano: Asia e Africa.

La scoperta della villa risale al 1963, quando gli scavi per la posa di un acquedotto riportarono casualmente alla luce parte della struttura e dei pavimenti a mosaico. Negli anni successivi la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria ha avviato l’esplorazione sistemica del nucleo termale della villa.

AREA DEL NANIGLIO (Gioiosa Ionica)

Edificata sul finire del I secolo a.C. la Villa del Naniglio raggiunse il suo massimo splendore nel III secolo d.C. La principale attrattiva della Villa è la grande cisterna ipogea a tre navate in ottimo stato di conservazione.

Gli scavi archeologici della Villa del Naniglio furono condotti dal 1981 al 1986 dall’archeologo Alfonso de Franciscis. Questi misero in luce un edificio di forma allungata con due corpi di dimensioni più piccole annessi alle estremità. Gli scavi hanno riguardato in particolare l’elemento inferiore del complesso archeologico caratterizzato dalla grande cisterna ipogea alla quale si accedeva attraverso una scala a chiocciola.

Si tratta di un edificio ipogeo a tre navate con copertura costituita da un insieme di volte a crociera sorrette da otto pilastri quadrati disposti su due file. Lo stato eccezionale di conservazione consente di apprezzare a pieno i pregi e la qualità architettonica degli ambienti. Alle estremità della cisterna si trovano infatti due ambienti con pavimento a mosaico policromo a motivi geometrici e pareti dipinte a intonaco.

Gli scavi più recenti, condotti nel 2010, hanno messo in luce nuovi ambienti. In particolare è stata scoperta una sala ottagonale dotata di canalizzazioni, una delle quali connessa alla grande cisterna ipogea. Sono stati individuati inoltre ruderi di altri edifici, probabilmente ad uso termale, non ancora scavati.

TEATRO GRECO-ROMANO

Il teatro romano risale al I-II secolo d.C., è sito in fondo alla via Dante, in Largo Mistria.

La maestosità del monumento greco-romano, purtroppo, è parzialmente invisibile, dato che buona parte dei suoi materiali edilizi fu impiegata in altre costruzioni, specie per edificare l’adiacente Torre del Cavallaro.

L'edificio fu scoperto nell'agosto del 1883 dall'archeologo Antonio Maria De Lorenzo, in un fondo di proprietà del marchese Pier Domenico Pellicano, mentre i lavori di scavo (iniziati nel 1906) furono condotti da Fortunato Lupis Crisafì e, in seguito, da Silvio Ferri e dal De Franciscis.

 EPIZEFIRI

La storia vissuta all'aperto

Contrada Marasà

89044 Locri (RC)

Giorni e orari di apertura

Aperto tutti i giorni (escluso il lunedì)

Dalle 9.00 alle 20.00

(la biglietteria chiude alle ore 19)

Contatti Tel.(+39) 0964 390023

Lungo la costa Jonica - a pochi chilometri a sud dell’attuale Locri - sorge il Parco Archeologico di Locri Epizefìri che, con i suoi reperti ascrivibili all’età del bronzo e del ferro, i resti della città greca con le sue mura, i santuari, il teatro, i suoi edifìci privati e le numerose testimonianze di età romana e tardo antica, permette di ripercorrere oltre 4000 anni di storia.

Ai resti dell’abitato greco in località Centocamere e a quelli del Tempio di Marasà, che hanno restituito una gran varietà di reperti legati alla religiosità, all’arte e alla cultura, si sono aggiunti più di recente quelli di un santuario dedicato a Demetra Thesmophoros, tratti di mura di cinta greche e significative testimonianze monumentali di età romana imperiale, come il complesso Museale Casinò Macri.

  ANTICA KAULON

Strada Statale 106 Ionica

89040 Monasterace (RC)

ORARI Martedì - Domenica 9.00-20.00, ultimo ingresso un'ora prima del tramonto Chiusura: Lunedì

Costo biglietto

Intero: 4,00 €; 6,00 € cumulativo con la Cattolica di Stilo ;Ridotto: 2,00 € www.museoarcheologicomonasterace.it

Tel:+39 0964 735154

Il Museo Archeologico dell’antica Kaulon, integra e approfondisce la visita del Parco Archeologico dell’antica città. Allestito come mostra permanente, custodisce e conserva i reperti rinvenuti nelle varie campagne di scavo effettuate nel territorio dell’antica colonia achea di Kaulon: da quelle di inizio ’900 di Paolo Orsi fino a quelle più recenti avviate dagli anni ’80 nell’abitato e nelle aree sacre e tuttora in corso. Nel Parco Archeologico di Monasterace è stata riportata alla luce la città di Kaulon, antica colonia della Magna Grecia. Grazie ai continui scavi archeologici negli anni sono stati scoperti reperti dal grande valore storico e culturale. I numerosi reperti archeologici provenienti dagli scavi effettuati sul posto sono esposti all’interno del Museo attiguo. Di particolare rilievo sono due mosaici di eccezionale fattura, entrambi raffiguranti un drago, uno dei quali, di oltre 25 mq, è considerato tra i mosaici dell’epoca più grandi d’Europa.

 VETUS

Brancaleone Marina

89036 Brancaleone - Reggio Calabria

Contatti :+39 347 0844564

Si consiglia di verificare la corrispondenza degli orari di apertura contattando direttamente la struttura.

Brancaleone Vetus, oggi disabitata ed abbandonata, è l'abitato originario di Brancaleone odierna. L'antico nome era "Sperlonga".

Situata su di un promontorio di arenaria è un esempio di architettura classica basiliana, architettura costretta da esigenze difensive ad avere una visuale completa della vallata sottostante.

Anche se la costruzione risale ad anni precedenti, il completamento dell'insediamento risale circa all'anno 1000 d.c.

L'abitato venne successivamente abbandonato a seguito del tragico terremoto del 1783 che interessò buona parte della Calabria.

Il Parco, gestito dalla Pro-Loco di Brancaleone, consente di esplorare il borgo medioevale di Brancaleone attraverso un viaggio tra la sua storia secolare e le affascinanti testimonianze giunte fino ai nostri giorni. Tra i ruderi si potranno ammirare i silos grana scavati nella pietra; la chiesa grotta denominata "dell’ Albero della vita" testimonianza Armena tra le più singolari d’Europa; la piccola grotta della Madonna del riposo che custodisce affreschi del '600-700; la chiesa Protopapale Maria SS Annunziata, con i resti delle tombe; la piazzetta del ponte; il vecchio cimitero; la chiesa nuova con i resti dell'altare barocco appartenuto all'antica chiesa. Potrete inoltre godere di suggestivi panorami, che nelle giornate limpide vi consentiranno di osservare a 360° l'intera costa ionica dei gelsomini, da Capo Spartivento fino a Punta Stilo.

 PANAGHULLA

Viadotto S. Pasquale

89035 Bova Marina RC

Telefono:0965 760600

Risalendo il corso della fiumara del San Pasquale, la strada taglia in due un sito di età romana, già noto agli studiosi. Effettivamente in localita’ Panaghia esisteva una struttura semicircolare da sempre ritenuta una chiesa di origine bizantina, dal momento che la toponomastica rendeva chiara la presenza di un luogo di culto intitolato alla Madonna tutta Santa. Di recente campagne di scavo effettuate sul versante nord dell’asse stradale hanno permesso di stabilire che si tratta di un complesso residenziale particolarmente vasto, databile dal III al IV sec. d. C.. Interessante scoperte sono state effettuate anche nel sito della chiesa della Panaghia, i cui muri perimetrali risultano essere pertinenti una nicchia di una grande aula absidata tardo antica.

PERÌPOLI

E' un antico insediamento sito nella provincia di Reggio Calabria, nell'area compresa fra i comuni di Condofuri, Bova Marina e Bova.

Non ci sono dubbi che nel territorio tra Reggio e Locri esistesse in antichità un insediamento greco denominato Perìpoli. Molti storici greci e romani ne danno testimonianza e nel passato alcuni rinvenimenti fortuiti avvenuti nella Valle dell’Amendolea (vasellame, necropoli, resti di strutture murarie) farebbero pensare che proprio lì fosse collocata la città, sulle sponde dell’Amendolea.

C’è chi identifica Perìpoli con il sito attuale del castello dell’Amendolea (Barrio). Tucidide ci informa che gli Ateniesi navigando verso Locri conquistano Perìpoli, posta sul fiume Alèce (Amendolea).

Lo storico contemporaneo Misiano invece afferma che Perìpoli (che significa insediamento di guardia, quindi non fù neanche una vera e propria città) deve identificarsi con l’attuale Amigdalà, posta tra Bova Marina e Condofuri, poiché Amendolea sorge a 12 km dal mare e non avrebbe avuto senso per gli ateniesi conquistare l’insediamento. Va detto però che sono state trovate monete appartenenti a Perìpoli per cui non è detto che da semplice insediamento sia divenuta nel tempo una vera e propria città.

RHEGION

MURA GRECHE

Per visitare il sito contattare l'associazione IN.SI.DE

Tel. 3661019145

E possibile effettuare visite di gruppo previa prenotazione ai contatti indicati.

Percorrendo il Lungomare Falcomatà, all'altezza di Piazza Camagna, ci si imbatte nel più esteso tratto di cinta muraria ellenistica di Reggio, recintato da una cancellata in ferro battuto. Anche se denominate “greche”, queste mura sono in realtà frutto del circuito murario cittadino che nel corso del tempo è stato restaurato innumerevoli volte, soprattutto dopo il violento sisma del 1783.

Edificate in mattoni cotti di cui non è rimasta quasi traccia, le mura poggiano su fondazioni in pietra tenera locale. La cinta muraria era costituita da un muro a doppia cortina, i cui vuoti venivano riempiti di terra e pietrisco e sui quali veniva innalzato il muro vero e proprio, fatto con blocchi isodomi di arenaria locale, disposti su due file parallele con tratti perpendicolari.

TERME ROMANE

Per visitare il sito contattare l'associazione IN.SI.DE

Tel. 3661019145

E' possibile effettuare visite di gruppo previa prenotazione ai contatti indicati.

Poste nella parte finale del lungomare Falcomatà e rinvenute durante i lavori di ricostruzione successivi al terremoto del 1908, le Terme romane rappresentano uno dei monumenti più celebri della città di Reggio Calabria.

Considerate le dimensioni, questo settore di terme faceva parte con ogni probabilità di un edificio privato. I resti rivelano più fasi edilizie e per lungo tempo furono coperti da un torrione della cinta muraria spagnola — il Bastione di San Matteo - che ne garantì la parziale conservazione. Dell’impianto originario oggi sono visibili: una vasca ellittica per bagni caldi preceduta da una serie di ambienti riscaldati - tepidarium e calidarium - una vasca quadrata per bagni freddi ed un piccolo spogliatoio semicircolare pavimentato a mosaico in bianco e nero.

A causa dell'emergenza Covid-19, tutte le visite sono momentaneamente sospese.

L’IPOGEO DI PIAZZA ITALIA

Per visitare il sito contattare l'associazione IN.SLDE

Tel. 3661019145

È possibile effettuare visite di gruppo previa prenotazione ai contatti indicati.

I ripetuti scavi effettuati tra il 2000 e il 2005 nell’area sud-orientale di Piazza Italia hanno portato alla luce un sito di notevole interesse storico-archeologico, che testimonia come la zona sia sempre stata al centro delle attività commerciali della città. Nello spazio di sei metri sono riconoscibili undici fasi di edificazione, dall’età greca fino ai primi anni del XIX secolo.

 GRISO-LABOCCETTA

Via del Torrione, 89125 - Reggio Calabria

Anticamente compreso nello spazio che oggi corrisponde ai quattro isolati tra le vie Tripepi, Aschenez, Palamolla e XXIV Maggio, il Santuario Griso Laboccetta, così definito dagli antichi proprietari dei terreni su cui sorgeva, rappresenta il più importante della Reggio greca.

I primi ritrovamenti archeologici in questa zona risalgono alla fine del 1800 quando, in occasione di alcuni scavi, venne alla luce un gran numero di pezzi archeologici esposti al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio. Già nel VI secolo a.C. è accertata la presenza di un santuario molto importante dedicato a Demetra in questo sito fuori dalle mura. Verso la metà del IV secolo a.C. l’area viene integrata entro il nuovo circuito allargato delle mura cittadine.


IL CASTELLO ARAGONESE

Piazza Castello

Reggio Calabria

Giorni e orari di apertura

dal lunedì al venerdì

MATTINA

09.00-13.00

(ultimo ingresso ore 12.30)

POMERIGGIO

15.00-19.00

(ultimo ingresso ore 18.30)

Sabato e Domenica CHIUSO

L’accesso al castello avviene tramite prenotazione alla seguente mail: castelloaragonese@reggiocal.it

Oppure al numero di telefono 0965 21392 dal lunedi al venerdì dalle 8.30 alle 12,30

Biglietti

Intero: € 2,00

Ridotto (residenti): € 1,00

Contatti Tel.(+39) 0965 3622183 e-mail: castelloaragonese@reggiocal.it

Insieme ai Bronzi di Riace e al Museo Archeologico Nazionale, il Castello Aragonese è considerato uno degli emblemi della città. Nonostante venga definito “aragonese”, la sua fondazione risale in realtà all’epoca bizantina, tra il IX e l’XI secolo, quando Reggio divenne capitale del Thema di Calabria.

Punto strategico di difesa della città, la fortezza fu nel corso dei secoli dominio di Bizantini, Normanni, Svevi e Angioini, che di volta in volta apportarono alcune modifiche. Fu però in epoca spagnola, per volere di Re Ferdinando I d’Aragona, che la struttura subì un radicale cambiamento con l’aggiunta delle due imponenti torri circolari merlate che le conferirono l’aspetto attuale e la denominazione “aragonese”. La parte più antica della costruzione fu demolita dopo il terremoto del 1908 per consentire l’apertura di alcune strade cittadine. Testimone delle vicende storiche della città dal medioevo ad oggi, il Castello Aragonese fu conquistato da Garibaldi il 21 agosto del 1860.

MURA ELLENISTICHE DELLA COLLINA DEGLI ANGELI

Via Villini Svizzeri, 33 - 89126 Reggio Calabria

La polis di Rhegion, così come la maggior parte delle colonie della Magna Grecia, era cinta da mura a protezione della città. Il Parco Archeologico della Collina degli Angeli rappresenta forse la più antica testimonianza di queste opere murarie di difesa giunta fino a noi.

Il tratto della cinta muraria in località Collina degli Angeli, che trova uno stringente confronto nel muro di cinta dèlia città greca di Gela in Sicilia, risale alla fine del V secolo a.C., e fu messo in luce nel 1976 nel corso di alcuni lavori edili. Realizzato interamente in mattoni crudi, con terra scura impastata con paglia e detriti ceramici, è lungo circa 15 metri, ha uno spessore di oltre 4 metri e in tempi antichi correva lungo la cresta di una delle dorsali collinari che chiudono a ventaglio la città. Altri resti murari rinvenuti più a sud, in località Trabocchetto, sembrano costituire la prosecuzione dell’impianto sito in Collina degli Angeli.



SCAVI DI PIAZZA GARIBALDI

Alla fine di Aprile 2016, proprio mentre veniva riaperto il museo archeologico, è stata ritrovata una tomba romana risalente al I secolo d.C. in seguito ai primi scavi per la creazione di un parcheggio sotterraneo nell'angolo Nord-Est di Piazza Garibaldi. I lavori della Soprintendenza per i Beni Archeologici sono ancora in una fase iniziale. Durante i primi scavi sono state ritrovate anche diverse anfore, piatti e monete ricollegabili in vario modo all'epoca del ritrovamento principale della tomba.

Il 9 maggio 2016, in seguito ad un nuovo saggio nella zona antistante la stazione centrale, è stato ritrovato un basamento presumibilmente ricollegabile all'età del primo reperto.

L'ODEON O IL BOULEUTERION

Degli scavi effettuati nel 1922 da Paolo Orsi tra via del Torrione, via Tripepi, via XXIV Maggio e via San Paolo, sono venuti alla luce i resti di una struttura pubblica situata all'intemo delle mura di cinta, ad un centinaio di metri dall'area sacra del fondo Griso-Laboccetta.

Essa fu inizialmente identificata dall'archeologo come l'Odéon della città - edifìcio simile ad un teatro di modeste dimensioni dedicato a esercizi di canto, rappresentazioni musicali e concorsi di poesia e musica - mentre oggi va consolidandosi la teoria che si tratti dei resti del Bouleuterion o l'Ekklesiasterion, l'edifìcio per le riunioni dell'assemblea popolare, dunque non è improbabile che proprio qui sia avvenuta l'assemblea voluta da Timoleonte e dagli strateghi rhegini nel 344 a.C. I resti risultano databili tra il IV e il III secolo a.C., e dell'edificio rimane molto poco in vista.

TOMBA ELLENISTICA LUNGOMARE FALCOMATA’

E' una tomba a camera che molto probabilmente ospitava le spoglie mortali di un uomo o di una donna facoltosi. E’ stata riportata alla luce durante gli scavi per realizzare le fondazioni del Museo Nazionale della Magna Grecia. In questa occasione la tomba venne spostata dal sito originario per essere posta nella collocazione attuale. L'unica ipotesi formulata riguardo a tale bene, sostiene che i massi isodomi con cui è stata costruita la tomba fossero stati asportati dalla cinta muraria di Reggio, ipotesi che non trova fondamento per la discontinuità del formato dei blocchi delle fortificazioni e per l'assenza di possibili marchi di cava.

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